
Amare la poesia è una cosa bella e terribile. Perché è un modo di amare la verità senza compromessi. Non le verità che ci costruiamo su misura per sfuggire al giudizio degli altri e di noi stessi, ma quella verità da cui spesso ci sentiamo guardati, che ci fa sentire nudi, e che per questo mette in noi un timore e un tremore che, a seconda dei casi, può essere insopportabile terrore, o un'estasi sfuggente di meraviglia e di grazia.
Ma comunque la si metta, in noi resta inamovibile la convinzione che la verità, per quanto spesso possa rivelarsi terribile, è da sempre l'unica via possibile verso la libertà.
Come si può trovare quindi il coraggio di dare inizio a questo viaggio? E di più, come si può trovare la forza, la costanza necessaria a mantenere la rotta, a non ripiegare verso lidi più sicuri? Non crediamo ci sia un'unica risposta a questa domanda.
Tuttavia questa è la nostra e ci sentiamo di condividerla con voi nella speranza che possa aiutare qualcuno, almeno lungo un tratto della sua strada:
un giorno più o meno vicino nel nostro passato abbiamo incontrato un maestro che ci ha aiutato a capire dove fossero i punti di forza del nostro scrivere e i punti deboli, con pazienza… ma senza alcuna pietà. E così, anche se con difficoltà, abbiamo imparato a navigare tra le correnti superficiali del nostro ego, il quale ci sussurrava che in fondo tutto ciò che scrivevamo era perfetto, e quelle più profonde del nostro io che, attraverso critiche costruttive, capiva di volere esprimere qualcosa che ancora gli sfuggiva.
“Il nostro desiderio è quello di poter dare a tutti l'opportunità di un simile incontro.”
“Il mistero c’è, è in noi.
Basta non dimenticarcene.”
Giuseppe Ungaretti