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Intervento

La promettente giovinezza di Boris Ryžij

di Verdiana Neglia

La promettente giovinezza di Boris Ryžij

Ritratto del poeta russo Boris Ryžij (1974–2001): la sua giovinezza tra Sverdlovsk, la malavita, la nostalgia di un’epoca perduta e una poesia che strappa all’oblio i volti che ha amato.

Le poesie a seguire sono tutte traduzioni originali di Verdiana Neglia

Boris Ryzij

Boris Ryžij, poeta russo, nasce a Čeljabinsk l’8 settembre 1974. Ancora bambino si trasferisce, con la sua famiglia, a Ekaterinburg, all’epoca chiamata col suo nome sovietico – Sverdlovsk. A suo padre, importante geofisico e membro dell’intelligencija locale, viene assegnato per sbaglio un alloggio nel quartiere di Vtorčermet, acronimo di “riciclaggio dei metalli neri”. Boris inizia a scrivere versi a quattordici anni, ispirato dai grandi poeti, e canta di questo microcosmo, della sua Sverdlovsk e dei volti che la abitano, della vita nei fatiscenti palazzoni grigi e tra i fumi delle fabbriche. Sin dall’adolescenza, quindi, entra quotidianamente a contatto con il mondo criminale che lo circonda, imparandone le leggi e il linguaggio. Ed è da questo bacino che Boris attinge i suoi soggetti, come i ritratti impressionanti del vecchio ladro filosofo, lo “zio Saša”, che promette di dare al futuro poeta un coltello finlandese; di Serëža, che deve scontare una pena per aver colpito un poliziotto; di Vitjura, che si fa coinvolgere nelle risse e diventa un ubriacone. Nei suoi versi non troveremo mai un’ideologia, un giudizio; Ryžij non si preoccupa di piacerci, non nasconde il legame che lo lega ai suoi personaggi disgraziati e criminali. Nella poesia In quella casa viveva la mala, il poeta sembra quasi suggerire che sia un puro caso che il destino non l’abbia iniziato a quella strada: i delinquenti che descrive sono spesso suoi stessi amici, bambini con cui è cresciuto e che vedrà perdersi precocemente, avendo trovato nella malavita una scorciatoia, la soluzione più a portata di mano per fronteggiare un futuro incerto. I suoi compagni d’infanzia finiranno per trovarsi sotto le imponenti lapidi di marmo del cimitero di Sverdlovsk, e il poeta, in una delle sue poesie, esprimerà il desiderio di giacere di fianco a loro: la sua poetica, come la morte, annulla qualunque distanza, qualunque confine tra cielo e terra, poeti e banditi. Boris ha la capacità di vedere questa duplicità dell’esistenza, allo stesso modo di Dostoevskij quando afferma, ne I fratelli Karamazov, “qui il diavolo combatte con Dio e il campo di battaglia è il cuore dell’uomo”. Ed è in grado di vederla, innanzitutto, perché lui ama. I suoi versi finali, prima di togliersi la vita il 7 maggio 2001, saranno i seguenti: “Vi ho amati tutti. Niente storie.” Ecco riassunto chi è questo giovane poeta, cosa fa con il suo talento: ama l’altro, e amandolo lo nomina nella sua poesia – ha scritto migliaia di versi dedicati a centinaia di persone diverse –, un atto che restituisce l’altro a sé stesso, allo scopo di chi ha voluto da sempre che ci fosse. In modo analogo opera Gogol’ nel suo Anime morte, quando Čičikov, il protagonista, legge i nomi dei contadini morti, che non ha mai incontrato, e si immagina chi fossero, che sorte abbiano avuto. Li strappa al niente, raccontandone tutta la diversità, non perché siano modelli da seguire, perché abbiano una “funzione” nel suo testo, ma perché li ama. Boris fa proprio questo: diversamente da Čičikov, scrive di persone che ha conosciuto, ma le strappa al niente allo stesso modo, poiché sarebbero potute rimanere cadaveri senza nome sul ciglio della strada, dimenticati da tutti, mentre con la sua poesia, Ryžij offre loro l’eternità.

Boris Ryzij

Questa perdita graduale di coloro con cui ha condiviso il suo cammino lo porta a “vergognarsi” di essere sopravvissuto; sin da bambino si è fatto metaforicamente carico dei destini sciagurati di chi lo circonda, come leggiamo nella poesia Ringrazio tutti; crescendo, questo peso inizia a diventare insostenibile, così come il senso di colpa, un tema ricorrente nella sua poetica. Una colpa che, se ha come punto di partenza la presa di coscienza delle disuguaglianze sociali estreme che affliggono la Russia, si espande fino a diventare universale, verso tutto e tutti. Boris arriva a sentirsi “un ospite della vita”; il suo migliore amico dei tempi del liceo, Sergej Luzin, sottolinea il suo conflitto interiore, dovuto alla sensazione di non appartenere a nessun luogo e a nessuna epoca. Ciò è senz’altro parzialmente dovuto alla dissoluzione dell’URSS, evento con ripercussioni devastanti sul poeta. Il suo passaggio all’età adulta avviene in modo brusco: nel 1991 si diploma, nello stesso anno crolla l’URSS, il 26 dicembre, e il giorno dopo si sposa. Proverà sempre un’acuta nostalgia per gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, anni in cui la sua generazione aveva la certezza che tutto sarebbe andato bene: erano cittadini di un paese potente, che gli avrebbe garantito un futuro radioso. Ma lo scarto tra aspettative e realtà è un duro colpo. Sua moglie, Irina Knjazeva, racconta di come la loro sia una generazione “di mezzo”, in bilico tra comunismo e capitalismo. Boris non riesce a trovarsi in questo presente; la poesia è l’unico modo che ha di tornare al passato, come vediamo in Se si torna nel passato, meglio col tram. D’altra parte, sarebbe riduttivo imputare la nostalgia che pervade le poesie di Boris unicamente a questo evento storico: la nostalgia che testimoniano i suoi testi va ben oltre, si estende a qualcosa che non riuscirà mai a trovare sulla terra, a cui tendiamo tutti, e che lui si affannerà sempre a cercare, scavando con le sue parole.

Boris era autentico, intenso, si premurava di guardare alla fragilità della vita, allo scandalo del dolore, senza puntare ad una consolazione facile. Nelle sue poesie non c’è nulla di astratto, traspare in maniera evidente la sua immensa necessità di tradurre in parole quello che vede e che sente, esplorando l’essenziale, il continuo rincorrersi di amore e morte. Boris si laurea, diventa ingegnere minerario, ha un figlio. La sua visione organica, il suo sforzo di prosaicizzare la poesia con un lessico colloquiale e di valorizzare, allo stesso tempo, la musicalità, gli valgono dapprima il premio Anti-Booker per l’unica raccolta pubblicata in vita, … E così via…, poi anche il prestigioso premio Pal’mira del Nord. Ma un’anima come quella di Ryžij non sa che farsene della gloria, dei riconoscimenti: la sua vocazione gli chiederà di condividere, fino all’ultimo, il destino di chi gli è stato vicino.

Boris

Boris

Boris

Boris

Boris