Laboratorio per le scuole elementari e medie
Pietro Federico
L'Isola delle Parole
Laboratorio sensoriale di poesia

01
Tutto quel bianco...
"Vi siete mai chiesti perchè i poeti lasciano tutto quel bianco?"*
E' questa la domanda che rivolgo alla classe quando entro.
Dopo pochi secondi con gli studenti arriviamo a capire una cosa importantissima: il bianco è silenzio. Il silenzio da cui emerge e affonda ogni verso e che dà la possibilità di vedere ciò che il verso dice con una chiarezza altrimenti irraggiungibile.
"Vi siete mai chiesti perchè le poesie sono isole o arcipelaghi di parole semisommerse in questo mare di silenzio?"
A partire da queste domande capiamo come il silenzio sia un elemento fondamentale della poesia; come la poesia (e in questo senso anche la parola in sé) non possa esistere senza di esso.
Il silenzio è lo spazio che circonda le parole. E senza conoscere questo spazio, non solo il bianco che circonda le parole, ma il mondo che circonda noi, non potremo mai leggere o scrivere una poesia.
Per questo usiamo il silenzio: in esso e con esso le cose si vedono, si ascoltano, si toccano, si annusano, si gustano meglio.
* E' una domanda un po' approssimativa, sappiamo bene che si sono poeti come Pavese che scrivono versi più lunghi della normale riga di una pagina e che quindi scrivono poesie dal layout piuttosto "fitto", ma è funzionale a introdurre un concetto chiave....
San Martino del Carso
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
ma nel cuore
nessuna croce manca
È il mio cuore
il paese più straziato
di tutti
Valloncello dell'Albero Isolato, 27 agosto 1916 — Giuseppe Ungaretti
02
Un passo indietro... a braccia aperte
Per insegnare cosa sia il silenzio dobbiamo quindi per prima cosa far capire all'alunno che il silenzio non è "un vuoto", non è "un'assenza", non è la mancanza di qualcosa. In altre parole il silenzio non è prima di tutto un "non dire", ma è "un lasciare essere il mondo", "lasciarlo respirare" così che possa parlarci.
Il silenzio è un accogliere il mondo: ciò che di lui prima non sentivamo perché troppo impegnati a far baccano, e ciò che di lui prima sentivamo, ma dandolo per scontato.
Per insegnare questo alla classe faremo due esercizi.
1. Uno per insegnare il SILENZIO UDITIVO. Il silenzio "normale" quello di cui si fa esperienza con le orecchie.
2. L'altro per insegnare il SILENZIO VISIVO.
03
Il silenzio uditivo
Questo esercizio si articola due parti e viene performato in un modo molto specifico. Esso ci permetterà di fare conoscenza con il silenzio approcciandone il lato più familiare, ma allo stesso tempo, grazie ad esso, cominceremo a capire quante siano le cose che emergono quando decidiamo di stare zitti e di "fare spazio".
La prima parte ci consentirà di fare l'elenco delle cose che abbiamo sentito: dallo stridere di una sedia che striscia sul pavimento al piano di sopra, al fruscio del vento fuori tra gli alberi, a un clacson, fino ad arrivare (e qualcuno ci arriva veramente) a sentire il battito del proprio cuore.
La seconda parte invece comincerà a introdurci alla poesia intesa come uso esatto e allo stesso tempo personale delle parole. Rifaremo infatti l'esercizio, ma questa volta con in mente la domanda: "Che cosa fa il suono che sento al silenzio?" oppure "Cosa fa il silenzio al suono che sento?" chiedendo ai ragazzi di tradurre il cosa fa specificamente con un gesto. Con un VERBO. Il verbo è infatti il punto cardinale della frase (questo non solo in poesia), anche se quello della poesia è un metodo privilegiato per vederne la potenza straordinaria. Chiedendo di "tradurre" il rapporto tra il suono e il silenzio in un gesto facciamo anche un'altra cosa fondamentale. Introduciamo l'alunno all'esperienza della metafora senza averla nemmeno ancora nominata.**
Abbiamo fatto una metafora e Francesco, inseguendo l'esattezza*** e la chiarezza, avrà cominciato "a parlare il Franceschese": cioè sempre l'Italiano ovviamente, ma l'Italiano di Francesco, non l'Italiano del compagno o di nessun altro. Soprattutto non la lingua standard con cui la pubblicità e il mondo intorno a noi ci formatta il cervello e i sensi.
** Scriveremo la parola metafora in greco e spiegheremo ai ragazzi che questa parola vuol dire portare attraverso cioè prendere una cosa e portarla accanto all'altra varcando distanze spesso immense in un istante. E' un incantesimo.
*** Esatto non è solo un aggettivo, ma il participio passato del verbo "esigere" e la sua radice è la stessa del sostantivo "esigenza". "Esatto" è un bisogno compiuto. Essere esatti vuol dire compiere il bisogno delle cose di essere dette, ma anche compiere il nostro bisogno di dire noi stessi.
L'abete al di là del giardino gratta la schiena al silenzio
04
Esempio Open Day
Poesia: guardare ed ascoltare il mondo
"Martedì 5 novembre, entra in classe Pietro Federico, un giovane poeta. Chiede a ciascuno di noi nome e con entusiasmo ne spiega l'etimologia: ci ha già conquistato tutti. Quindi pone a bruciapelo una domanda: 'Per voi che cos'è la poesia?' La questione si fa seria, ma non noiosa. Le parole che seguono restituiscono ciò che insieme abbiamo scoperto. La poesia si fa con la 'pasta' della nostra vita, essa è utile se è frutto delle nostre parole, delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Non c'è un codice giusto per scrivere poesie, dobbiamo partire da ciò che i nostri occhi ci permettono di vedere. Le regole non nascono da ciò che pensiamo, ma da quello che stiamo osservando. La poesia è un modo attraverso il quale possiamo percepire, da un altro punto di vista, il mondo e ciò che ci circonda. Ogni oggetto è degno di essere descritto perché porta in sé qualcosa di indicibile che uno sguardo poetico consente di intravedere."
— Cesare e Paola
... in silenzio per fare spazio...
"Nell'appuntamento successivo, Pietro entra in classe e ci chiede di stare in silenzio, cioè di assumere un atteggiamento che non amiamo e che a fatica riusciamo a mantenere. Eppure, seguendolo, scopriamo che esiste un modo di fare silenzio che non è solo stare zitti, ma che ci ha permesso di cogliere la 'voce' di oggetti cui normalmente non prestiamo attenzione come, per esempio, il fruscio degli alberi, il respiro del compagno di banco, il ticchettio di l'orologio che non avevamo mai notato, neppure nel silenzio profondo che si crea in classe durante le verifiche. Lo strumento principale della poesia è il silenzio perché è la condizione necessaria per fare spazio alle cose, esso non è assenza di suono, ma è il momento in cui le cose appaiono cento volte di più. Esistono due tipi di silenzio: quello uditivo, che si percepisce con le orecchie e quello visivo. Entrambe servono per andare a diversi livelli di profondità. Il silenzio stimola la nostra anima, la nostra immaginazione e la nostra capacità di sentire."
— Dora, Maria e Sofia
Allargare lo sguardo
"Il 12 novembre, Pietro entra in classe vestito completamente di nero e si mette di fronte alla finestra. E' una bella giornata di sole e la sua figura viene inondata dalla luce. Ci rendiamo subito conto che la luce è in grado di 'afferrare', di cambiare l'espressione del viso, di modellare e di plasmare la forma delle cose. Anche il silenzio visivo è un modo per fare spazio alle cose. E' come una pietra gettata nelle acque immobili di un lago. A nostro sguardo parte da un punto, ma può allargarsi via via a comprendere tutto ciò che lo circonda."
"Solo a questo punto, Pietro ci propone di scendere nel giardino della scuola. Ciascuno di noi prende 'di mira' un oggetto ed inizia a descriverlo, osservandolo da diversi punti di vista. Scrivere in versi significa vedere con tutti i sensi. Tornati in classe, ognuno mette mano al lavoro di selezione di suo testo, dopo essersi confrontati con alcuni importanti poeti come Leopardi e Ungaretti, che ha fatto del silenzio il protagonista della sua poesia. La poesia deve rappresentare, deve raccontare di te, in esso devi riconoscerti. Dunque: scrivere o leggere poesie ha a che fare con ciò che siamo e amiamo veramente."
— Asia, Vittoria e Maria
05
Il silenzio visivo
Col silenzio visivo cominciamo davvero a inoltrarci in un mondo sconosciuto. Perché... "Come si fa il silenzio cogli occhi?". Il silenzio visivo ci insegna a guardare... in silenzio.
Anche questo esercizio si divide in due parti e insegna allo studente uno sguardo più ampio e comprensivo sulle cose che guarda. Insegna cioè che le cose non sono sole nello spazio, ma legate visivamente a uno sfondo e a tutto quello che le circonda. E a tradurre questi legami visivi in parole. Le domande questa volta saranno: "Che cosa fa il sole all'oggetto o alla persona che guardo? Che cosa fa il cielo all'albero?"
Ci staremo inoltrando qui nel territorio delle metafore; non per il gusto di essere "poetici", ma per il desiderio di dire le cose con tutta l'esattezza possibile.
In altre parole stiamo entrando nel mondo della poesia, ma senza saperlo. Lo studente si ritroverà in esso durante il laboratorio come di sorpresa. Scoprirà di stare facendo poesia mentre è alla semplice ricerca di una parola per dire il mondo... e se stesso. Non prima, e di conseguenza si troverà in essa disarmato da tutti "i pregiudizi" (magari anche buoni) che si è costruito nei confronti della poesia lungo gli anni.
L'albero spoglio sfocia a delta nel cielo
06
L'esattezza
Durante l'Open Day il lavoro degli studenti converge in poster espositivi: una raccolta visiva delle poesie e delle riflessioni nate in laboratorio. Le pareti diventano una mappa di sguardi — sugli oggetti, sul silenzio, sulla scelta del verso — in cui ciascuno ritrova la propria lingua, la propria esattezza.

07
Si comincia a scrivere
Questa parte del laboratorio può essere performata in classe, ma sarebbe preferibile usare in uno spazio aperto, anche se circoscritto. Allo studente viene chiesto di scegliere una cosa: che sia un albero, la maniglia di una porta, un muro scheggiato o una ringhiera in ferro battuto, non importa.

08
Il lavoro individuale
Dopo aver scelto un oggetto, lo studente dovrà cominciare a raccogliere appunti descrivendo quella cosa sempre alla luce della domanda fatta in classe: "Che cosa fa la ringhiera di ferro battuto al cielo?" "Cosa fa la ringhiera di ferro battuto?", "Cosa fa la ringhiera ai volti passanti che si vedono camminare al di là di essa?", "Cosa fa l'albero che è sopra?" e via dicendo.
Gli appunti saranno presi rigorosamente "in prosa" cioè senza ancora azzardare una qualsiasi versificazione, dato che lo studente non ha ancora idea di come approcciare questa operazione.
Il curatore del progetto condurrà questa parte del laboratorio a livello individuale allo scopo di entrare con lo studente "in merito alla visione specifica di ciò che ha scelto".

09
Versificazione: Ungaretti e l'importanza del silenzio
Una volta rientrati in classe leggeremo insieme una poesia. Chi propone il progetto predilige Ungaretti* (e con "Ungaretti" intendiamo l'Allegria di Naufragi) per il semplice fatto che è stato proprio lui che nella storia della letteratura italiana e mondiale ha rivoluzionato l'uso del silenzio aumentando la potenza di significato delle parole attraverso di esso. Con nessun altro poeta è più facile far capire allo studente l'importanza di ogni singola parola all'interno del testo.
* Si rimanda all'Allegria di Naufragi come riferimento privilegiato per l'uso rivoluzionario del silenzio nella poesia del Novecento.
10
Rielaborazione degli appunti… dalla prosa alla poesia
Alla lettura di una poesia di Ungaretti segue la riscrittura, la pulizia e la versificazione degli appunti in prosa "raccolti" fuori. Ovviamente i principi per questa fase del lavoro sono quelli proposti in precedenza: la gestualità e la concretezza del verbo, l'esattezza del "racconto" della scena, l'uso del silenzio. L'obiettivo in questa fase è eliminare dalle frasi tutto quello che possa dare al testo ancora l'aspetto di una descrizione analitica (e pedante) dell'oggetto o di una proiezione soggettiva, incrementando l'uso del silenzio e quindi incrementando il potenziale lirico delle parole.
In poesia:
L'albero si sbraccia nel cielo
che lo trapassa.
Non ne è travolto.
la finestra semiaperta deve fare entrare il sole nella classema a guardarla dal giardino, dentro di lei c'è il buiola lampada nell'aula è spenta, ma al sole è una luna,fa una luce e non illuminal'altra cosa che si scorge alla finestra è una manopoggiata delicatamente sul vetro ormai chiusola mano timbra delicatamente il vetro spento da tempo.
11
Lettura in classe
Generalmente le ultime ore sono utilizzate per leggere le poesie e per cercare di aiutarsi a capire come migliorare il testo. Dalla lettura emergerà questo:
Parlando dell'albero, anzi lasciando spazio all'albero, lasciando che sia l'albero a parlare a noi, ci accorgiamo di una cosa: l'albero non ha parlato solo di sè, ma di noi, e che lo ha fatto in una maniera inaspettata e nuova.
Ed è questo a cui ultimamente mira il laboratorio: far rendere conto al ragazzo che c'è un modo di scrivere che non consiste nel riversare nel foglio qualcosa che hai in testa, che sai già, perché fare una cosa del genere è noioso, non mi fa scoprire niente di nuovo. Esiste un modo di scrivere grazie al quale scopri te stesso nell'aprirti al mondo. Con i tuoi sensi e attraverso il silenzio ti apri al mondo, ed allora è il mondo a parlarti di te, con gesti, suoni, immagini e parole che mai ti sarebbero venuti in mente se ti fossi messo a pensarci sopra.
Esiste un modo di scrivere che non è prima di tutto un dire, ma un ascoltare.

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